Col senno di poi :: inno alla procrastinazione

Col senno di poi

Bittersweet

Posted on July 2nd, 2008 by bardo
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La giornata scorre lenta come un serpente nella giungla. Similitudine azzardata e dall’aria un po’ stupida, ma è proprio così. Le ondate di afa hanno lasciato il posto a fresco e zanzare tigre, che accorrono a frotte richiamate dallo schermo acceso nel buio. Mi faccio strada tra i tasti nella semioscurità, abitudine ormai completamente acquisita, senza pensare troppo a quello che sto scrivendo. Lascio che venga fuori così come vuole. È un po’ che non scrivo, specie di me. Ne ho bisogno ora.

Dovrei mangiare, sento la fame, ma proprio non mi va. Ho lo stomaco annodato, e neanch’io so veramente perché: ci sono ragioni felici perché sia così, altre meno. È strano come la vita riesca spesso ad essere agrodolce, dosando accuratamente gioie e dolori, restando il più delle volte parca nel somministrarci uno solo dei due calici alla volta.

Ieri è stata una notte confusa, che ha lasciato più domande che risposte. Oggi sono arrivate alcune delle risposte e si sono dimostrate più insoddisfacenti che altro, portando ad ulteriori domande. Sono arrivate anche risposte a domande non fatte, appena subvocalizzate a bassissima frequenza lungo l’arco degli ultimi mesi. Il risultato sono sorrisi e lacrime, in qualche caso entrambi sul volto della stessa persona. A me è arrivato il nodo allo stomaco, e non so davvero per cosa.

Io? Io aspetto. Ho imparato ad aspettare.

Prossimi concerti

Posted on May 1st, 2008 by bardo
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Siamo ormai a maggio, e come ogni anno si sta aprendo la mia “stagione concertistica”. L’agenda del 2008 è più fitta, varia e succosa delle precedenti, quindi ho pensato bene di riassumere un po’ (anche per quelli che sento meno spesso) cosa succederà con un po’ più di anticipo rispetto al solito.

18 maggio - Drama @ Disco Lounge
I Drama suonano metal di genere indefinito, ma le influenze sono molto varie e ve ne accorgerete facilmente se verrete a sentirli. All’attivo abbiamo, oltre alle classiche cover, alcuni pezzi scritti da noi, in continuo aumento. Ci esibiremo al Disco Lounge, ex Atmosphere Live, in via Montegani 64. Ingresso a 5 euro con consumazione.

1 giugno - Cluster @ Blue Note
Come scuola di musica ci siamo aggiudicati per una sera questa prestigiosa location. Suoneremo tanto e tanti generi diversi, ma soprattutto jazz, blues, rock e pop. Io, se tutto va come previsto, dovrei esibirmi come clarinettista insieme a tre gruppi musicali, mentre come cantante sarò coinvolto in diversi pezzi da coro, solisti o in piccoli gruppi. Insomma, probabilmente sarò sul palco quasi tutta la sera. Ingresso gratuito al di sotto dei 26 anni, 12 euro per gli altri. Consumazioni a 8 euro.

6 giugno 5 giugno - QxC @ S. Elena
Molti di coloro che hanno sentito i QxC l’anno scorso all’oratorio di Sant’Elena si sono complimentati per l’originalità dell’esibizione, che è stata molto apprezzata. Che foste tra quelli o meno, preparatevi, perché quest’anno avremo una serata tutta per noi, e se credevate di aver visto tutto… cambierete idea! Sarà una serata con tanta musica di tutti i generi (sul serio!), ospiti e molte sorprese. Vi aspetto tutti in piazza Sant’Elena, specie quelli che ci hanno bidonati l’anno scorso. Non ve ne pentirete. Ingresso libero!

16 giugno - Cluster @ Teatro Pime
Il concerto di fine anno della scuola di musica dove studio… un’overdose di musica di tutti i tipi, con tanti giovani e meno giovani che si divertono sul palco e tra il pubblico. Il teatro Pime si trova in via Mosè Bianchi 94. Ingresso gratuito per i ragazzi.

Ricordi…

Posted on May 1st, 2008 by bardo
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Quasi tre anni fa i Pink Floyd si esibivano di nuovo insieme per il Live 8.

Breathe.
Money.
Wish you were here.
Comfortably numb.

Una set list splendida, eseguita alla perfezione, da lacrime agli occhi. E su Wish you were here il pensiero corre a qualcuno che sta lontano, che non vedo da tanto. Un film visto all’aperto, ormai un po’ di estati fa, è quasi tutto quello che mi resta, forse neanche quello. Mi manchi, anche se non leggi qui.

Un pomeriggio produttivo

Posted on April 3rd, 2008 by bardo
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Un amico.
Due birre.
Tre computer.
Quattro caffè.
Cinque pezzi da sistemare per il gruppo.

Missione compiuta, complimenti a noi! :D

Drama live

Posted on March 18th, 2008 by bardo
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A dimostrazione del fatto che il blog è in fondo alla lista dei miei pensieri, ho bellamente dimenticato di segnalare il primo concerto dei Drama, uno dei miei gruppi. Domani, mercoledì 19 marzo, ci esibiremo dunque al LimeLight, in via Castelbarco 11 a Milano, con un repertorio che include alcune cover, un paio di nostre composizioni e qualcosa un-po’-e-un-po’ (dormite preoccupati :) ).

L’ingresso con prevendita costa 15 €, che diventano 20 senza prevendita. Ovviamente più gente c’è meglio è, lo so che sto avvisando solo all’ultimo ma ogni presenza è bene accetta. Eventualmente contattatemi per le prevendite, al più tardi entro domani mattina, che dopo pranzo le dobbiamo consegnare.

Partecipate numerosi!

X Factor: la mia prima (e probabilmente ultima) esperienza televisiva

Posted on March 11th, 2008 by bardo
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Che ci facevo tra il pubblico di X Factor? Lavoravo, fondamentalmente. Ho fatto il figurante, ovvero una persona che se ne sta tra il pubblico ordinario con lo specifico compito di coinvolgere chi gli sta intorno nella partecipazione alla trasmissione. Beninteso, non mi piace che ci sia bisogno di persone che fanno questo: la loro stessa esistenza dimostra la falsità del mondo televisivo, che comunque si spinge ben oltre, ma di questo parlerò più avanti. Basti dire che non ero contento di essere lì, che mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma che comunque come lavoratore stipendiato ho cercato di fare al meglio quello per cui ero pagato.

Come molti sanno sono da qualche anno uno strenuo oppositore della televisione e del mondo che ci gira intorno, e non è stata una scelta facile quella di partecipare a questa trasmissione, ma ho deciso di farlo comunque per diverse ragioni. Una di queste risiede nel fatto che per contestare qualcosa bisogna avere un minimo di cognizione di causa. Che ne sapevo io veramente della televisione? Nulla. E che cosa ne so adess? Molto poco, ma mi è bastato. Dunque ecco com’è andata.

La serata prevedeva un ritrovo alle 19.30 agli studi RAI di via Mecenate a Milano, inizio trasmissione alle 21.00 e conclusione intorno alla mezzanotte. Questo almeno in teoria. Alle 19.20 arriviamo (un gruppo di una quindicina di persone) davanti all’ingresso spettatori, e già ne troviamo altre cinquanta circa, che poi aumenteranno fino ad almeno duecento. Tra di noi, si capisce, ci sono il pubblico, i figuranti e i parenti dei partecipanti al programma. Piove, ma la porta resta chiusa fino a ben dopo l’orario di ingresso previsto, e quando viene aperta viene data precedenza ai parenti, mentre noi dobbiamo attendere il nostro turno, riuscendo ad entrare solo a piccoli gruppi. È solo il primo segno di una profonda disorganizzazione dell’intera struttura.

Siamo stati avvisati, una volta entrati, di menzionare il fatto che siamo figuranti, probabilmente a causa di alcune liberatorie che dovremmo firmare. Non ci viene consegnato alcunché, a differenza di tutti gli altri, con il loro pacchetto di fogli e i pass per accedere all’area delle riprese. Intanto il pubblico comincia ad entrare e a sedersi, mentre noi restiamo fuori in attesa della nostra organizzatrice, che ci chiede di aspettare finché non sarà riuscita a gestire tutti i parenti. A venti minuti dalla diretta, dopo che tutto si è svolto con la dovuta calma, a noi viene messa una fretta indiavolata: firmare i moduli (par condicio compresa) e correre dentro, che tra pochissimo si comincia! Noi, dopo aver fatto tutto di fretta, ci lanciamo all’ingresso, dove veniamo di nuovo messi in attesa.

Quando finalmente riusciamo ad entrare i posti liberi scarseggiano, ci viene chiesto di occuparli tutti, ma solo metà di noi ci riuscirà. Alcuni restano fuori, con conseguente grosso giramento di maroni, dopo tutto lo sbattimento che ci siamo fatti. Io, per fortuna o purtroppo, sono dentro, quindi cerco di ascoltare le ultime indicazioni che vengono date. Almeno quelle, dato che i responsabili dello staff stanno parlando da almeno dieci minuti.

Finalmente il programma inizia, io sono solo e i pochi amici che riesco a vedere sono lontani: lo spirito di gruppo che ci è stato chiesto di tirare fuori quando siamo stati ingaggiati non serve assolutamente a nulla, potevano predere chiunque altro e sarebbe stata la stessa cosa. Tralascio tutto quello che riguarda il programma in sé, decisamente trash con le banalità imbarazzanti di Francesco Facchinetti, l’incompetenza musicale di Simona Ventura, l’occhio distaccato da affarista di Mara Maionchi e un Morgan che sembrava decisamente fuori posto, tanto da dire anche lui le sue cazzate ogni tanto.

I siparietti strappalacrime dei giudici messi nella difficile posizione di scegliere chi eliminare, dei ragazzi esclusi in lacrime e dei genitori delusi sono stati degni del peggior reality, chiaramente messi lì per portare a casa un po’ di share. Si è cercato in tutti i modi, negli ultimi due mesi, di dire che questo programma «non è un reality, è un talent show», ma alla fine la sostanza è sempre quella. Il televoto, poi è chiaramente stato messo lì per coinvolgere di più i telespettatori, che così avrebbero avuto una motivazione in più per seguire il programma, diretto rivale del Grande Fratello su Mediaset.

E poi noi, il pubblico. Delle scimmiette, al comando di due “animatori” che facevano partire gli applausi e ci indicavano come muoverci, quando e cosa urlare. Sotto questo punto di vista è stata un’esperienza umiliante, ma ancora più tristezza mi ha messo vedere le persone intorno a noi che si divertivano, urlavano e ridevano in continuazione, senza che davvero ci fosse nulla di cui gioire. Siamo davvero gente piccola.

L’agonia si è conclusa ben oltre l’orario previsto, era ormai l’una quando siamo riusciti ad uscire, recuperare le nostre cose al guardaroba e reincontrare gli altri che erano rimasti fuori. Non è stata una bella serata per quasi tutti noi, e la RAI ha contribuito abbondantemente al nostro malcontento, in particolare a quello di chi, uscito di casa alle sei di sera, è tornato dopo le due di notte senza concludere nulla, passando il suo tempo in macchina, sotto la pioggia, schiacciato tra la gente e infine in una saletta con un piccolo televisore a guardare cosa sta accadendo in studio. Il pensiero della sveglia alle sei del mattino è stato il colpo finale…

Mai più.

Hans vs Johnny

Posted on February 19th, 2008 by bardo
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Johnny e HansHans ha bisogno di essere revisionato e rimesso in sesto. Hans è il mio clarinetto, beninteso, un Buffet RC. La revisione di norma si fa ogni uno-due anni al massimo, io però finora l’ho sempre evitato, un po’ per pigrizia e un po’ perché non suono così tanto da renderlo indispensabile. Pare che ci vorrà una settimana almeno, quindi ho dovuto ripescare il vecchio Johnny, un Orsi 21S ormai fuori produzione che acquistai usato ormai nel lontano… ‘99, credo, ma non ci giurerei.

Erano tanti anni che non lo tiravo nemmeno fuori dalla sua custodia, Johnny, e in effetti fa proprio una magra figura accanto ad Hans. Johnny ha il legno sbiadito - d’altronde non è smaltato - e le chiavi sono leggermente ossidate. Tutti i sugheri erano ormai secchi, quindi prima di montarlo ho dovuto ingrassarli. La prima sensazione, dopo aver unito i pezzi, è stata di peso, mi sembrava che Hans fosse più leggero, ma mi sbagliavo: 756 grammi per Johnny, contro i 769 di Hans, bocchino escluso, ovviamente. La sensazione nonostante la misura permane, probabilmente il peso, che poggia quasi solo sul pollice destro, è distribuito peggio. Poi la lunghezza: Johnny è più corto, ne sono sicuro. E qui non sbaglio: è il barilotto, che fa un paio di millimetri in meno rispetto a quello dell’RC. Mi stupisco di me stesso per l’occhio.

Monto il bocchino dell’RC, un B45 con ancia del 3, ho cominciato ad usarle da poco ma mi trovo piuttosto bene. Assunta la posizione sento tantissimo le differenze nel posizionamento delle chiavi: gli anelli sono più alti, specie quelli della mano destra, le molle sono piuttosto dure e la chiave del mi bemolle sinistro del registro di clarino è praticamente irraggiungibile (mi chiedo se il signor Orsi avesse mignoli anormalmente lunghi), mentre la corrispettiva destra quasi non ha gioco. Tutte le chiavi, poi, sono eccezionalmente rumorose, ma questo potrebbe essere dovuto all’incuria e all’età.

Abbozzo qualche nota. Il suono è faticoso, piccolo e sporco. D’accordo, il bocchino non è il suo (dove accidenti avrò messo il B40?), ma fatico veramente troppo a tirare fuori qualcosa di decente: passa aria ovunque, le chiavi sono decisamente poco responsive, tanto che il suono arriva talvolta ad interrompersi tra una nota e l’altra. Il registro superiore, poi, è quasi intoccabile: ci si arriva in legato, ma lo staccato tira fuori solo aria nella maggior parte dei casi.

Pesco a caso tra i libri che ho tirato giù dall’armadio insieme ai due clarinetti (in un raptus nostalgico ho preso anche lo Yamaha), i 21 capricci del Gambaro. Dovrebbe essere gestibile, forse mi ricordo ancora qualcosa. Attacco il settimo, giusto per partire con qualcosa di semplice, ma dopo tre righe sono costretto a fermarmi, mi manca il fiato, il suono è terribile e fatica a riabituarmi alle chiavi. Un po’ frustrato stacco il B45 e lo rimetto sull’RC per ritentare. Il pezzo va liscio fino in fondo, già al tempo finale anche in prima lettura, con poche sbavature. Decisamente non me l’aspettavo, credevo di essere parecchio più arrugginito sulla classica. In un impeto infilo dritto l’ottavo, uno degli allora odiati adagi, e a parte alcune suddivisioni anche questo va abbastanza tranquillo, nonostante qualche incertezza sull’allegro che segue, comunque portato a tempo. Fin troppo convinto salto fino al diciassettesimo e fatico non poco, il risultato non è decisamente dei migliori ma all’epoca il mio maestro sarebbe stato felice di sentirmi suonare così.

Non c’è niente da fare, lo strumento fa la sua grossa parte e sarà una settimana dura, tra la lezione e le prove con i gruppi. Spero solo che passi presto :)

Pessimismo e fastidio

Posted on December 19th, 2007 by bardo
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Prendere l’autobus all’ora di pranzo all’orario di uscita dalle scuole mi fa perdere la fiducia nel futuro dell’umanità.

Ulteriore sonno perduto inutilmente

Posted on December 5th, 2007 by bardo
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Trovo un certo non so che di sadico nell’alzarsi alle sei e mezza, attraversare la città nel casino più totale passando più di mezz’ora in piedi in metropolitana pigiato come una sardina, arrivare in università con dieci minuti di ritardo, correre in aula per l’esercitazione di elettronica e trovare gli altri studenti a cazzeggiare col caffè in mano subito fuori dalla porta. Dov’è Rech?

A me (e ad altri cento più o meno) girano a elica, già che di norma avrei quattro ore di buco, quindi sono arrivato alle otto e mezza per andare a lezione alle due e mezza del pomeriggio. Vabbé, ne approfitterò per fare qualcosa di produttivo. Tipo leggere la posta.

Doppia delusione Queensrÿche

Posted on November 19th, 2007 by bardo
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È da molto tempo che sono un grande fan dei Queensrÿche, ho una particolare adorazione per i primi sei dischi, e sono anni ormai che attendo di vederli dal vivo. Si potrà immaginare il mio stato d’animo, dunque, quando ho visto che un loro concerto era previsto per il 20 di novembre e, come se non bastasse, era in uscita un disco interamente composto di cover da loro interpretate. Per di più, tra questi pezzi figura Heaven on their Minds, dal Jesus Christ Superstar, che adoro al punto da averla interpretata al concerto di giugno. Bene, ho vinto una doppia delusione con i fiocchi. La prima: il gruppo non terrà il concerto come previsto, a causa di poco chiari problemi familiari di un non meglio specificato membro della band. Poco male, torneranno l’anno prossimo, questa si recupera.

Il peggio viene dal disco. L’apertura è una Welcome to the Machine ben interpretata e personalizzata. La parte vocale si adatta particolarmente bene alla timbrica e al range di Geoff Tate, e anche un pezzo che non reputo tra i migliori dei Pink Floyd scivola via con molto piacere, nonostante le quadrature ritmiche tipiche di ogni band prog che si rispetti. A questo punto sono davvero pronto a gustarmi Heaven, seconda traccia del disco, e anzi la attendo con impazienza. La reinterpretazione di Tate fatica a decollare tanto che sembra a volte addirittura stonato, mentre la parte strumentale è solo tecnica e niente feeling. Pazienza, ci si accontenta, uno dei miei idoli che canta la parte che fu dell’indimenticato Carl Anderson può valere l’interpretazione non al top. O almeno lo credevo.

Proseguo nell’ascolto del pezzo: è arrivato finalmente il momento del famoso intermezzo in sette ottavi, la parte che preferisco. Ma… qualcosa non quadra… o meglio, quadra troppo. Che cos’è questa roba? Otto?

OTTO?

Il disco è finito. Mancano ancora nove tracce, ma è già finito. Comincio a scrivere questo post, intanto la musica prosegue ma ormai non la seguo più. Riesco solo a sentire una penosa Innuendo, su cui veramente non è il caso di spendere una sola parola, altrimenti a qualcuno fischiano le orecchie fino a Seattle e una ridicola Odissea, che sembra cantata da Panariello sbronzo, con tastieroni da power metal a cercare di mimare un’intera orchestra d’archi i cui pizzicati sembrano piuttosto dei colpi di piccone. A seguire, e in chiusura, Bullet in the Sky degli U2. Chiudo qui il post prima di sentirla, forse è meglio.
Delusione, non mi viene in mente altro.

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