Hans vs Johnny
Posted on February 19th, 2008 by bardoPosted in life, music | 1 Comment »
Hans ha bisogno di essere revisionato e rimesso in sesto. Hans è il mio clarinetto, beninteso, un Buffet RC. La revisione di norma si fa ogni uno-due anni al massimo, io però finora l’ho sempre evitato, un po’ per pigrizia e un po’ perché non suono così tanto da renderlo indispensabile. Pare che ci vorrà una settimana almeno, quindi ho dovuto ripescare il vecchio Johnny, un Orsi 21S ormai fuori produzione che acquistai usato ormai nel lontano… ‘99, credo, ma non ci giurerei.
Erano tanti anni che non lo tiravo nemmeno fuori dalla sua custodia, Johnny, e in effetti fa proprio una magra figura accanto ad Hans. Johnny ha il legno sbiadito - d’altronde non è smaltato - e le chiavi sono leggermente ossidate. Tutti i sugheri erano ormai secchi, quindi prima di montarlo ho dovuto ingrassarli. La prima sensazione, dopo aver unito i pezzi, è stata di peso, mi sembrava che Hans fosse più leggero, ma mi sbagliavo: 756 grammi per Johnny, contro i 769 di Hans, bocchino escluso, ovviamente. La sensazione nonostante la misura permane, probabilmente il peso, che poggia quasi solo sul pollice destro, è distribuito peggio. Poi la lunghezza: Johnny è più corto, ne sono sicuro. E qui non sbaglio: è il barilotto, che fa un paio di millimetri in meno rispetto a quello dell’RC. Mi stupisco di me stesso per l’occhio.
Monto il bocchino dell’RC, un B45 con ancia del 3, ho cominciato ad usarle da poco ma mi trovo piuttosto bene. Assunta la posizione sento tantissimo le differenze nel posizionamento delle chiavi: gli anelli sono più alti, specie quelli della mano destra, le molle sono piuttosto dure e la chiave del mi bemolle sinistro del registro di clarino è praticamente irraggiungibile (mi chiedo se il signor Orsi avesse mignoli anormalmente lunghi), mentre la corrispettiva destra quasi non ha gioco. Tutte le chiavi, poi, sono eccezionalmente rumorose, ma questo potrebbe essere dovuto all’incuria e all’età.
Abbozzo qualche nota. Il suono è faticoso, piccolo e sporco. D’accordo, il bocchino non è il suo (dove accidenti avrò messo il B40?), ma fatico veramente troppo a tirare fuori qualcosa di decente: passa aria ovunque, le chiavi sono decisamente poco responsive, tanto che il suono arriva talvolta ad interrompersi tra una nota e l’altra. Il registro superiore, poi, è quasi intoccabile: ci si arriva in legato, ma lo staccato tira fuori solo aria nella maggior parte dei casi.
Pesco a caso tra i libri che ho tirato giù dall’armadio insieme ai due clarinetti (in un raptus nostalgico ho preso anche lo Yamaha), i 21 capricci del Gambaro. Dovrebbe essere gestibile, forse mi ricordo ancora qualcosa. Attacco il settimo, giusto per partire con qualcosa di semplice, ma dopo tre righe sono costretto a fermarmi, mi manca il fiato, il suono è terribile e fatica a riabituarmi alle chiavi. Un po’ frustrato stacco il B45 e lo rimetto sull’RC per ritentare. Il pezzo va liscio fino in fondo, già al tempo finale anche in prima lettura, con poche sbavature. Decisamente non me l’aspettavo, credevo di essere parecchio più arrugginito sulla classica. In un impeto infilo dritto l’ottavo, uno degli allora odiati adagi, e a parte alcune suddivisioni anche questo va abbastanza tranquillo, nonostante qualche incertezza sull’allegro che segue, comunque portato a tempo. Fin troppo convinto salto fino al diciassettesimo e fatico non poco, il risultato non è decisamente dei migliori ma all’epoca il mio maestro sarebbe stato felice di sentirmi suonare così.
Non c’è niente da fare, lo strumento fa la sua grossa parte e sarà una settimana dura, tra la lezione e le prove con i gruppi. Spero solo che passi presto ![]()


![the Gaea Muir [gr]og](http://www.gaeamuir.com/it/grog/wp-content/themes/grid_focus_public2/images/gaeamuir_horns.png)